|
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
|
'E stavo navigando sulla rete
Che tanto ricca e tanto piena pare
Quando mi piglia un frìccico, una sete:
Ma ci sarà qualcuno, in questo mare,
Che faccia un blog -dicerto, vu' direte-
che erediti l'antico e bel poetare
Degl'improvvisator che tanto prima
Giocavano per via all'ottava rima?
Vediamo un po' su Google: quella cima
Qualcosa mi dirà, di raro tace.
Quel gran buglion di cui s'ha tanta stima
Giammai potrà fallir, giammai è fallace.
E capirete voi come la stima
Nella tecnologia mi sia scemata
Nell'aver tanta falla scoperchiata!
Ma come mai quell'arte scanzonata
Non ha trovato casa in blogosfera?
Millanta rime nuove l'han trovata
E, son sicuro è cosa veritiera,
Anche l'Ottava va catalogata
Nel mondo nuovo, nella nuova era
Che fa dell'elettronica dimora
e delle nostre vite è ormai signora.
Questa questione andrebbe evasa, è ora,
Ma non l'ha fatto ancora chi dovrebbe,
Perciò, se è solo a me che il caso accora,
Il peggio rimator che dio conobbe,
Ebbene sia, coraggio, alla malora!
Sarà una figuraccia? sì, potrebbe.
Ma cari Bixi miei, anema e core:
Qui si faranno ottave, o si muore!
E quindi eccoci qua, miei siori e siore
E ora icchè si fa? Ci si gingilla?
Eh sì, non serve mica un professore
Per dir che se son solo, ahimè, vacilla
La peregrina idea che con ardore
Proposi a tutti voi qui della villa.
Perciò lettori cari, se potete
Invece di cliccar, partecipate.
Ora vi dico che, se voi volete,
E se vi garba quest'iniziativa,
Bisognerebbe che per questa rete
Trovaste della gente positiva
Ed esortarla a scrivere dovete
Così che noi si possa render viva
Anche qui quella nuova vecchia rima
Di cui di già se ne parlava prima.
Di certo io non sono una gran cima
Ed anzi ho solo appena cominciato
Di me non ho mai avuto grande stima
Però il coraggio non m'è mai mancato
Ed anche se non l'ho mai fatto prima
A questo gioco mi so' appassionato
E spero d'aver forza quanto basta
Per scriver tutto quello che c'ho 'n testa.
Tanta è la roba che farei una lista
Più lunga del programma dell'Unione,
Ma correrei anche'l rischio d'una svista
Come la TAV pé Prodi, quel testone,
Che per toglier di mezzo il piduista
Rischia di fare solo un frittatone.
E allora tanto val che passo passo
Io vada avanti, senza gran fracasso.
Prendiamo, per esempio, lo smargiasso
Ch'è stato Presidente del Consiglio:
Siam tutti ad aspettarne il contrappasso
Che sciolga finalmente il gran groviglio
Dé suoi interessi, che ne taccia il chiasso,
Che molli la sua presa il grande artiglio.
Questo paese è ancor malato al cuore
C'è da rifà l'Italia, bimbi, o mòre.
Perciò forza e coraggio, Professore,
Abbiam perso dieci anni di progresso
Perduti dietro ad un televisore...
Ora che hai vinto, lui di là 'un l'ha ammesso
E dice camperai ventiquattr'ore.
Io t'auguro d'avere un buon successo.
E non mi dite che mi sto illudendo,
Lasciatemi dormir, se sto dormendo!
O voi che m'incontraste navigando
Caro vi possa essere il saluto
Che da 'sto blog vi lancio di rimando!
Saluto quindi il primo intervenuto
Il cui commento ho esaminato a fondo
Tanto l'aveo in cor mio temuto.
Caro Magnolfi di citta' del fiore
Vicino di concorso, porta ed umore,
Hai indovinato, caro buon signore,
Che proprio d'Arno mossi i primi passi
Ed in fiorenza vissi, finche' amore
Non volle che di fior, prato facessi.
La carriera mia di rimatore
E' breve piu' di quanto io volessi
N'ho sempre avuta un po' d'inclinazione,
Ma mai ho approfondito la quistione.
Rimo qua e la', senza mai convinzione,
Fin' a arrivar un di' lassu' a Fossato
Dove distratto dalla situazione
Presi per terzo il premio a me assegnato
Quando non era che special menzione
Per un componimento acrosticato.
Perdonami se puoi, mio caro amico
Correggero' l'errore, 'e te lo dico.
Saluto quindi poi quell'altro chico
Che ebbe la bonta' di commentarmi
Mentre mi riposavo sotto il fico.
Con te e' dovere di complimentarmi
Per l'uso arioso de lo verso antico
E per la poesia de li tuoi carmi.
Scrivi, Sonetti, fa' la tua canzone
E quando vuoi, torna in questa stazione
Dove si cerca la soddisfazione
Facendo il verso ai veri bernescanti
Se fate circolar l'informazione
Un giorno 'e si potrebbe essere in tanti
Da fare insieme una associazione
Di blogger divertiti e divertenti
Che si rincorrano di rima in rima
Nel modo in cui 'e si faceva prima.
Non so se sia per colpa di 'sto clima
Da finta estate, caricata a salve,
O se sia la mancanza d'un enzima,
Ma lo spirto guerrier mi si dissolve
E scema a poco a poco l'autostima.
Certo, direte, tutti qua s'evolve.
Ma se il mio lapis non produce schizzo
Io dopo un poco -ahimè- lo somatizzo.
E allora mi riunisco e m'analizzo
E' forse questa l'ultima stazione?
E' forse l'estro mio ormai vizzo?
Non sono che un eterno gingillone
I' vignettista in me glià pers' ì gguizzo...
La rima è solo l'ultima illusione
Di questa testa ciondola e bislacca.
Settembre, andiamo, è tempo... si sbaracca?
Ma no, certo che no, vacca baldracca!
E se anche impervia è codesta strada
E' tempo di rimettersi la giacca
(Qüella Lidl, ad altri lascio Prada)
Ed affrontar di petto la risacca,
Prima che qualcos'altro mi dissuada
Dal metter ancor via lo scartafaccio,
E pé una volta créde 'n ciò che faccio.
Non sono (mai son stato) un ragazzaccio,
Nè tanto spessa è poi la mia cotenna,
Ma soffro, giocoforza, se non traccio
I miei modesti segni con la penna
Seguendo il mio modesto canovaccio.
Almeno finchè durerà st'antenna
Con cui riesco a sentir, di questo mondo,
Il lato surreal, sbagliato o immondo.
Perciò riparto con il girotondo
E riprometto a voi, quattro lettori,
Che smetterò di fare il vagabondo
Per ritornare ai più vecchi splendori
Vedete, sono qui, non mi nascondo,
Anche se dormo ancora sugli allori.
Di idee e progetti sempre è pien la testa
Bisogna 'e mi risvegli dalla siesta!
(Puntate precedenti)
Ma che promessa sarà mai, codesta?
Diranno i miei qüattro o tre lettori
La verve di 'sto blog è assai modesta
Altro che link, ti lancio pomodori!
L'analisi bisogna che sia onesta,
Per quanto sia foriera di dolori.
Gli aggiornamenti rari di 'sto sito
Gli dàn sapore un po' d'arrugginito.
E non per via del fondo scolorito
Ché facile sarebbe 'l rimediarvi:
E' proprio il contenuto ch'è sbiadito
E' inutile che resti qui a tediarvi,
A volte penso che sia già finito
(Detto fra noi, non so cosa augurarvi)
E in questo quadro, almeno son contento
Che con le rime esprima il sentimento.
Sia beninteso, via il fraintendimento:
La mia matita è ancora tentatrice.
E' lo spirto guerrier ch'è un poco spento
La vita altrove è la gran corruttrice
E il naturale andamento lento
Lento consuma l'araba fenice.
L'accidia, ecco, è la gran nemica
Che fa sembrare il gioco una fatica.
Ma, detto questo, non è detto mica
Che questo gioco sia bell'e finito:
Confido sempre nella musa amica
Di cui una volta io restai invaghito
Ed usi ancora la cortesia antica
Mi canti ancora, come fé nel mito
Per gl'infiniti lutti e l'ir d'Achille,
Affinch'io possa ancor far vaudeville...
(Puntate precedenti)
Marco Betti wrote:
I versi tuoi davver fanno scintille
fai conto che mi sia tolto il cappello
io che ho girato tanto per le ville
non ho mai letto niente così bello
e di poeti ne conobbi a mille
e ognun di loro è come mio fratello
e te lo dico con parole e canto
che la poesia la mi piace tanto.
E del mio cuor dunque si ferma il pianto
e da tristezza cangia in grande stima
andando fiero me ne godo il vanto
d'aver trovato qui l'ottava rima
io mi permetto farti il controcanto
giacché nessuno più quest'arte estima
e se mi dici anche che improvvisi
sulla mia bocca fioriran sorrisi.
A volte noi poeti siam derisi
in special modo quando andiamo a braccio
cantiamo su due temi ben divisi
e insieme restringiam lo stesso laccio
possiam costruire inferni e paradisi
senza avere nè guida nè brogliaccio
e su ogni tema dato ci arrangiamo
e su due piedi ottave improvvisiamo.
Di grazia, Betti, non esageriamo,
Ti prego di riporre il copricapo!
Di cuore ti ringrazio, ma, diciamo,
Che son sol uno con i grilli in capo
Non un poeta, non così mi chiamo.
A una rima ben fatta io m'arrapo
Ed infilarle in serie d'otto amo,
Ma come da ogni altra occupazione
Altro non cerco che soddisfazione
Non son poi neanche fra quelle persone
Che sanno improvvisare alla leggera
Sarà che sono solo un giuggiolone
Ma ho bisogno -ahimè- della tastiera
Per buttar giù, con calma, la canzone.
La vostra arte è invece quella vera
Altro che storie, e quando andate a braccio
Io resto a piedi, e vi güardo, e taccio.
Questo però non rappresenti un laccio:
Ti sono grato del tuo controcanto
Gioia mi dà, ed io tesor ne faccio,
Di quest'incontri sempre son contento
Perciò -se vuoi- segui il mio canovaccio
Felice son dell'accompagnamento
In questo mio sporadico cazzeggio:
Anche su internet facciam fiorire il maggio.
|